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Quattro mele annurche Maria Rosaria Valentini

Quattro mele annurche

Maria Rosaria Valentini

Published July 16th 2012
ISBN :
ebook
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 About the Book 

Un libro funziona solitamente per immagini. Attraverso l’uso sapiente di tutte quelle componenti grammaticali che fanno la lingua, trasformandola nel potenziale gioiello che in nuce può essere, il lettore si trova confrontato con la forza evocativaMoreUn libro funziona solitamente per immagini. Attraverso l’uso sapiente di tutte quelle componenti grammaticali che fanno la lingua, trasformandola nel potenziale gioiello che in nuce può essere, il lettore si trova confrontato con la forza evocativa della pagina. Il libro di Maria Rosaria Valentini però ha l’ardire di compiere un passo ulteriore, spingendosi ancora più in là, arrivando ad affrontare, quindi sondandoli, sensi solitamente non appartenenti per definizione al mondo letterario. È questa l’impressione conturbante, in grado di spostare l’importanza del narrato, che si ha leggendo alcune delle folgoranti pagine di Quattro mele annurche- non è tanto la sconcertante e per certi versi ingiustificata storia d’amore fra i genitori dell’io narrante a tenere incollato il lettore alla pagina, quanto piuttosto il trait d’union che lega i due, fatto di polpa di pomodoro, di pentoloni in ebollizione, di fragranze che invadono la casa, seguite da vasetti, conserve e bottiglie stipati e depositati dappertutto. Si muove attonita, stupita la piccola protagonista, consapevole di essere esclusa da un amore fatto prima di ogni cosa di polpa, di sughi e di ragù.Da qui il passaggio brusco e brutale a una seconda parte del libro, che vede, dopo la morte degli attori che erano in grado di evocare quei sensi, la protagonista maltrattare se stessa e il proprio corpo, come se, senza la presenza di quell’amore in terra, nemmeno lei avesse più senso di esistere. Il recupero, finale, dettato dalla semplicità, dall’inaspettato, non cancellerà con un colpo di spugna quella che è l’anima, la polpa, della protagonista, ma le darà un senso nuovo, fatto di pacatezza e di una felicità sobria e misurata, rappresentata dal dono di sapersi accontentare del necessario, in una dignità dell’anima e del corpo dal sapore raro.“Simona Sala”